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Delitto perfetto

Denunciare gli inciuci che si celano dietro la mattanza degli alberi, a Roma come in tante altre città, è come scoprire l’acqua calda.

Perché è semplicemente scontato che ci siano i soliti interessi di bottega – chiamiamoli così – dietro gli appalti per la disastrosa manutenzione del verde, il lucroso utilizzo del legno come biomassa, la negligente gestione dei pochi alberi reimpiantati, le redditizie speculazioni sulla certificazione dei semi e sulla loro pretesa equiparazione con le piante adulte, la lottizzazione dei fondi dello sciagurato PNRR e l’inevitabile cementificazione delle aree (appositamente?) desertificate.

Come è scontato che, a un popolo avvezzo all’evasione fiscale, importi poco o nulla del danno erariale causato dall’abbattimento di ogni singolo albero.

Ciò che dovrebbe far saltare sulla sedia i cittadini di questo Paese – ma che le istituzioni e i media, anche antisistema, omettono curiosamente di dire – è semplicemente questo: LE AMMINISTRAZIONI RESPONSABILI DEL TAGLIO DEGLI ALBERI STANNO UCCIDENDO CONSAPEVOLMENTE LE PERSONE.

E lo fanno perpetuando l’ecotruffa che ormai è sotto gli occhi di tutti, nonostante il repentino insabbiamento dello scandalo Timmermans e degli aiutini che la Commissione europea avrebbe elargito alle ONG verdi per sostenere il famigerato Green Deal.

Certo che distruggere l’ambiente in nome dell’ambiente è veramente geniale. E ancora più diabolicamente geniale – in tempi in cui si comincia a parlare apertamente di eutanasia di Stato – è uccidere le persone abbattendo gli alberi, senza (quasi) lasciare traccia: il delitto perfetto.