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E stacce, a Preside’!

Stamattina, tra Porta Portese e piazza Testaccio, era questo il commento più diffuso.

E, in effetti, non si capisce perché il Presidente di una Repubblica democratica non riesca a prendere atto dell’opinione della stragrande maggioranza dei cittadini, che incidentalmente lo hanno anche eletto, sebbene in modo indiretto.

Ancor meno si capisce perché, se “l’Italia ripudia la guerra” (come recita l’art. 11 della Costituzione), il Presidente della Repubblica non prenda le distanze da entrambi i contendenti, anziché attaccarne verbalmente uno solo.

Se è vero che nessun uomo è un’isola, è ancor più vero che un Presidente non è mai isolato, come dimostra il recente lecchinaggio festival-canzonettistico, e che il nostro, in particolare, riscuote un certo successo tra i drogati dal mainstream. Quelli, per intenderci, che si riconoscono nella bandiera che da più di un anno sventola impavida sull’ingresso del Mattatoio e che recita pomposamente “NON C’E’ SPAZIO PER LA GUERRA”: messaggio condivisibile, se non fosse che la bandiera in questione reca i colori dell’Ucraina e non, che so, quelli della (orripilante) bandiera arcobaleno utilizzata per promuovere qualsiasi cosa, meno che la pace.

Ma le cose cambiano, e anche in fretta, e ormai dovrebbe essere chiaro a tutti (o quasi) che il vero nemico è chi attacca la Russia perché rischia di ricordare all’Europa il significato di un nuovo tabù: la sovranità.

Speriamo solo che, per distrarci ancora una volta da questa realtà, non se ne escano con una nuova pandemia, un’invasione aliena, una pioggia di meteoriti o tutte e tre le cose insieme.